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Danilo DavolioArtista · Rio Saliceto

Critiche d'arte

Sei testi scritti nell'arco di vent'anni da critici, docenti e amici. Sono riportati integralmente, senza tagli.

  1. 01

    M. Lusetti

    Le creazioni di Danilo emergono da uno stadio di immaginazione aurorale che respinge ed ignora volutamente ogni ovvio termine di confronto, imponendosi allo spettatore per la loro forte icasticità senza mai elemosinare da chi osserva alcuno sguardo complice.

    Restie a facili interpretazioni, si impongono per la loro affermatività, quasi icone di una moderna personale sensibilità, in cui i pur riconoscibili echi del quotidiano, mediati da forme e colori stupiti, sono vettori di contenuti archetipi che eccedono le possibilità ricettive delle forme naturali.

  2. 02

    Chiara Serri

    Tra arte e scienza, la ricerca di Danilo Davolio muove dal sistema microscopico cellulare a quello macroscopico delle stelle e delle galassie, che prendono vita da macchie, spruzzi e pigmenti oleosi, stesi sulla tela assecondando il caso. Dopo una prima fase in cui la pittura esprime l'inconscio e la libertà dell'atto creativo, il gesto viene tuttavia direzionato dall'artista stesso, che interviene sulla tela e sulla carta con punte e spatole, incidendo e tirando il colore fino al concretizzarsi dell'idea.

    L'opera, infatti, ha sempre origine da un'idea o, meglio, da una tempesta di idee, che vanno a coagularsi tra i colori densi e corposi, i ricordi di una formazione prettamente scientifica ed un ricco substrato culturale nel quale rientrano Lewis, Pirandello, James Joyce e tanti altri.

    Non a caso, osservando le opere realizzate da Danilo Davolio a partire dai primi anni Novanta, nonostante gli sgocciolamenti e la gestualità ampia e decisa di matrice informale, non veniamo paralizzati da un senso di generico caos, ma attirati da quella vibrante energia che si sprigiona dal Big bang, dalla Via Lattea o dal sistema nervoso centrale, protagonista di diversi dipinti raccolti sotto il titolo Brain.

    Leitmotiv dell'intera produzione è proprio il ripetersi di uno schema, di una mappa mentale che stimola il processo associativo e la generazione di nuovi progetti. Partendo dall'origine, ovvero dai colori primari, Danilo costruisce infatti strutture complesse, declinate nei toni del verde, dell'azzurro e del violetto.

    E qui ritorna l'indissolubile rapporto tra arte e scienza di cui parlavamo all'inizio, un rapporto che trova conferma nell'analisi delle opere, ma anche nei titoli che l'artista di Rio Saliceto formula con grande attenzione, ispirandosi alla scienza e all'astronomia, all'arte e alla poesia.

    Una correlazione che, del resto, affonda le proprie radici nel Rinascimento italiano, quando Leon Battista Alberti, Piero della Francesca e Leonardo da Vinci non erano solo artisti ma anche eminenti scienziati e matematici.

    Guardando poi al secolo scorso, artisti e uomini di scienza si sono continuamente spinti al di là del visibile, verso l'origine dell'Essere, dall'atomo per la fisica, alla struttura nascosta degli oggetti per il Cubismo o al movimento per il Futurismo.

    Da un lato, dunque, il procedimento accurato, le regole che l'artista, medico veterinario, ha studiato per anni; dall'altro la scoperta che tutto, dalle cellule alla Via Lattea, fa parte di un unico mondo, forse sacro, certamente infinito.

  3. 03

    Enrica Menozzi

    Professoressa

    Con una pittura vigorosa, ricca di molteplici intonazioni, aperta alla sperimentazione figurativa e materica del colore, Danilo ci presenta le sue opere, immergendoci dentro ad un immaginario e cromatico mondo cosmico. Spirali di atomi galleggianti, mondi sospesi nel vuoto, riflessi di luci planetarie, esplosioni stellari e getti di materia cromatica, sono gli archetipi astronomici dei suoi quadri che ci conducono verso tematiche e problematiche scientifiche.

    Nei suoi remoti mondi stellari e nelle sue robotiche figure cristallizzate in sferici embrioni, il pittore con gran vivacità e inventiva, traduce tutta la sua passione per la scienza. Un amore coltivato fin dagli studi universitari che lo induce a sperimentare col colore le leggi della fisica e ad esplorare l'ignoto e l'assoluto con la geometria delle forme, al fine di suscitare e vivere emozioni e interrogarsi sul gran mistero irrisolto delle origini della vita e del cosmo.

  4. 04

    Giuliana Galli

    Modena, aprile 2012

    Il cosmo è l'espressione più convincente tra gli stili affrontati in vari periodi. Un'armonizzazione porterebbe a un apprezzamento della ricerca. Si ravvisa nelle cosmologie surreali di Danilo Davolio un'affinità con lo spazialismo di Carlo Donati. Ci si proietta in una dimensione extra-galattica. E si pensa alle Vaghe stelle dell'Orsa del Leopardi che, nel Venditore di Almanacchi delle Operette Morali, meditava sulla pluralità dei mondi e sulla molteplicità di prospettive esistenziali già teorizzate dal Galilei.

    Dopo una fase figurativa espressionistica di autoritratti stilizzati, talvolta di fattezze longilinee alla Modigliani e con inserzioni fotografiche, a tradire varie fasi giovanili, Davolio sfoggia un repertorio articolato in un ventaglio di sfaccettature iridate come un prisma. Egli opta per una rete di stadi esistenziali in cui si ravvisano micro-strutture dapprima in un'acuità lenticolare di particolari della biosfera che poi si materializzano in una dissolvenza che rammenta le Rarefazioni di Giacomo Balla.

    Si enuclea in nuce una metamorfosi, in cui si capta un'ibridazione nel viraggio cromatico che sigla la trasformazione. È la struttura geometrica ad arginare la proliferazione del dato sensibile, talvolta ridotto a cifra e a simbolo. La civiltà tecnologica, dominata dal Grande Fratello di Orwell, il cui occhio fruga implacabilmente nella nostra privacy, produce robot inseriti in un taylorismo disumanizzante.

    Dopo questa fase meccanizzata Davolio capta il palpito sommesso e baluginante di remote galassie in una catena di costellazioni che si riverberano sul destino e sulla parabola umana. «Ci son più stelle in cielo» proferisce Amleto, ma la divinazione del tema celeste ha un cuore antico come l'uomo e ci si smarrisce. «E naufragar mi è dolce in questo mare».

    Ma la ricerca dell'artista, a latere, si evolve e nelle frequenze e vibrazioni si capta il fluido magnetico tra gli esseri viventi, circonfusi da quell'aura che tradisce l'icona cara a Walter Benjamin. E Nietzsche, nella Nascita della tragedia, individua nella trasgressione dionisiaca la cifra dello sperimentalismo e della creatività.

  5. 05

    Antonio Castellana

    Critico d'arte

    Gennaio 2017

    Le immagini impresse sulle tele non sono altro che emozioni materializzate sotto un'attenta padronanza del pennello e della sua tavolozza personale. Esse si concretizzano soprattutto unendo momenti di vita vissuta personali ed immagini di contemporaneità, manifestano al fruitore una forte personalità espressiva, che si muove al confine tra arte e scienza, rendendolo partecipe dei suoi giochi di colore.

    In Danilo Davolio troviamo molto significativa la gestualità usata per creare i suoi lavori, soprattutto per esaltare la vibrante energia che si sprigiona dal Big Bang o dalla Via Lattea. Ogni suo segno, ogni tocco di pennello, ogni colore è funzionale alla creazione di un'armonia che non è solo da apprezzare dal lato visivo, ma anche da quello del contenuto.

    La sapiente osservazione pittorica di Danilo Davolio è una sorta di ricerca di luoghi di compenetrazione riflessiva e meditativa, muove dal sistema microscopico cellulare a quello macroscopico delle stelle e delle galassie, atta a rafforzare e ad accogliere un'emozione esistenziale liberata e gioiosa.

    L'artista re-interpreta in modo personale l'arte come idea e la sua pittura esprime l'inconscio e la libertà dell'atto creativo. Le sue opere infatti nascono sempre da un'idea che va a intercalarsi con i suoi colori densi e corposi, il che gli garantisce sia il distacco emotivo dello sguardo, sia il distacco dalla sterile denuncia fine a se stessa, perché, in sostanza, egli auspica una riscoperta della vita come energia manifesta e costantemente metaforica, nella quale l'umano è immerso in partecipe rinnovamento.

    La sua pittura ha un'efficace intensità rappresentativa che risulta emozionante e convincente, una ricerca che non si attiene a facili rappresentazioni formali ma coglie l'essenziale dei più profondi stati d'animo, immergendosi dentro ad un immaginario e cromatico mondo cosmico, sempre nella ricerca di un futuro migliore e significativo.

  6. 06

    Dina Borghi

    Leggo le critiche bellissime e nelle quali in gran parte mi ritrovo, tuttavia io non sono all'altezza di poter esprimere così tanto e in un modo così fine e ricercato. Più spontaneamente colgo l'aspetto della gioia che è in te in ogni cosa che fai, quel senso di vita e dell'amore per la nascita, l'esistenza e la creazione di ogni cosa appartenente al nostro mondo.

    Bellezza e introspezione riescono a fondersi insieme in tutte le cose che osservi, che sai poi successivamente esprimere con grande estrosità e tuttavia razionalità anche nelle immagini più astratte, perché ovunque porti la mente di chi osserva i tuoi quadri, riesce ad entrare nel mondo dell'irreale pur avendone consapevolezza e riconoscendone un'autenticità.

    Ciò che disegni è ciò che tu sei, un uomo che ricerca in ogni cellula esistente il senso della vita, ne apprezza la creazione divina. Apprezzo la non scontatezza di quanto sai ritrarre, immagini sempre diverse e mai correlate tra loro.

    C'è spesso una ricerca dell'assoluto in te che ti porta a fondere contorni di immagini e pensieri in un assolo, dove spesso le immagini perdono i contorni per dare generosamente spazio a ciò che va oltre, a quello che non si vede, a quello che pone l'uomo nel confine dell'immaginario tra ciò che si tocca con mano e ciò che ti tocca con il cuore.

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